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Qual è la differenza tra rischio e volatilità negli investimenti?

Un salvadanaio a forma di porcellino bianco accanto a pile di monete crescenti e una freccia a zigzag che punta verso l'alto.

Vedere diminuire il valore della propria posizione previdenziale può generare una naturale preoccupazione. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questa flessione non rappresenta una perdita reale, ma è l’effetto di un fenomeno fisiologico dei mercati finanziari: la volatilità.

In questo articolo chiariremo la distinzione tra volatilità e rischio e analizzeremo come la strategia di gestione del Fondo Fopen sia strutturata per mitigare i rischi e valorizzare i tuoi risparmi nel lungo periodo.

Indice Contenuti

1. Che cos’è la volatilità?

In termini semplici, la volatilità è la tendenza del valore di un investimento a oscillare nel breve periodo. Si tratta di una caratteristica naturale dei mercati finanziari: ogni giorno milioni di operatori comprano e vendono titoli sulla base di notizie, dati economici, eventi geopolitici e aspettative future. Questo continuo flusso di informazioni determina movimenti dei prezzi, che possono salire o scendere anche in modo significativo.

In ambito finanziario, la volatilità e il rendimento sono strettamente correlati: accettare oscillazioni più marcate nel breve termine è generalmente il presupposto per ottenere rendimenti più elevati nel lungo periodo. Viceversa, a una maggiore stabilità tendono a corrispondere rendimenti più contenuti.

I mercati azionari, ad esempio, sono storicamente più volatili di quelli obbligazionari, dunque il loro valore può salire o scendere anche in modo significativo in pochi mesi, ma, su orizzonti adeguatamente ampi, generano performance superiori rispetto a quelli obbligazionari.

2. Che cos’è il rischio?

A differenza della volatilità, il rischio ha conseguenze concrete e permanenti: pensiamo, ad esempio, al rischio di perdere una parte del capitale investito, oppure di arrivare al pensionamento con un montante insufficiente rispetto a quello atteso.

Nella previdenza complementare, spesso i rischi sono indotti dall’emotività: ad esempio, nel caso in cui l’aderente decida di ritirare i propri risparmi o di cambiare comparto durante una fase di mercato negativa, può rendere concrete delle perdite che, fino a quel momento, erano solo potenziali.

In questo modo si trasforma una flessione temporanea (volatilità) in una perdita reale e permanente (rischio).

Possiamo riassumere i concetti fondamentali in questo modo:

Un esempio della vita quotidiana

Immagina di possedere una casa. Ogni giorno il valore teorico della tua casa può cambiare:

  • un mese il mercato immobiliare sale;
  • un altro mese scende;
  • cambiano i tassi dei mutui;
  • cambiano domanda e offerta.

Se oggi la tua casa vale 300.000 euro e tra sei mesi viene stimata 280.000 euro, non hai necessariamente perso denaro. Questa è volatilità: il valore oscilla nel tempo.

La perdita diventerebbe reale solo se fossi costretto a vendere proprio in quel momento.

La strategia di Fopen: come gestire volatilità e rischio

Per ridurre la dipendenza dall’andamento di un singolo mercato, Fopen ripartisce il patrimonio tra diverse asset class (obbligazioni, azioni, investimenti alternativi), settori e aree geografiche.

Questo approccio consente di compensare eventuali perdite di alcune componenti del portafoglio con i risultati di altre. La logica è chiara: se una parte del portafoglio attraversa una fase difficile, le altre possono contribuire ad attenuarne l’impatto complessivo.

La gestione è affidata a intermediari professionali selezionati, il cui operato è costantemente controllato attraverso rigorosi parametri (i cosiddetti benchmark). Il Fondo svolge poi una funzione di supervisione e monitoraggio sull’operato dei gestori, per assicurarsi che le scelte di investimento siano sempre coerenti con il Documento sulla politica di investimento e con i vincoli normativi in vigore.

L’orizzonte temporale: il fattore determinante

Il tempo rappresenta il principale alleato del risparmiatore previdenziale, grazie a due elementi:

  • da una parte l’interesse composto, ossia la capacità dei rendimenti maturati di generare a loro volta ulteriori rendimenti, favorendo una crescita progressiva del capitale nel lungo periodo;
  • dall’altra, la resilienza dei mercati finanziari, cioè la loro propensione storica a recuperare dopo le fasi negative.

I dati della Relazione COVIP 2025 confermano questa tendenza a livello di settore: nel decennio 2015-2024, i comparti a maggiore contenuto azionario dei fondi pensione hanno registrato rendimenti medi annui composti tra il 4,4% e il 4,7%, superando significativamente sia le linee più prudenti, sia il tasso di rivalutazione del TFR lasciato in azienda (fermo al 2,4%).

Nel caso di Fopen, il Bilancio 2025 avvalora questo fenomeno:

  • Bilanciato Azionario: da inizio gestione (16/06/2003) il rendimento netto è pari al +179,25%
  • Bilanciato Obbligazionario: da inizio gestione (16/06/2003) il rendimento netto è pari al +128,66%
  • Obbligazionario Garantito: da inizio gestione (03/04/2006) il rendimento netto è pari al +41,47%

Ciò non significa che i rendimenti passati si ripeteranno necessariamente in futuro. Significa che valutare le performance di un fondo pensione sulla base di un singolo trimestre o di un anno difficile è un errore metodologico, oltre che emotivo. Come abbiamo visto, i rendimenti possono essere soggetti ad ampie oscillazioni nel breve periodo, e per questo vanno sempre valutati in un’ottica di lungo periodo.

Nonostante ciò, solo l’11,7% degli iscritti alla previdenza complementare sceglie comparti dinamici. Questo eccesso di cautela rappresenta un rischio concreto: quello di costruire un capitale finale inferiore alle proprie potenzialità. In questo scenario, Fopen si colloca in controtendenza: come emerge dal Bilancio 2025, infatti, il 48% degli aderenti investe nel Bilanciato Azionario.

La capacità di generare valore dipende, quindi, dalla coerenza tra il comparto scelto e gli anni che mancano al pensionamento, piuttosto che dalle oscillazioni quotidiane dei mercati.

Conclusione

In definitiva, quando si parla di investimenti a scopo previdenziale, la volatilità – se adeguatamente monitorata e gestita – non deve essere combattuta, ma accettata come il motore dei rendimenti di lungo periodo. Il vero pericolo non risiede tanto nelle oscillazioni del mercato nel breve periodo, ma in una strategia di investimento non coerente con il proprio orizzonte temporale o, peggio, in decisioni dettate dall’emotività del momento, che possono portare a rischi concreti e tangibili.

Gestire correttamente la propria posizione previdenziale significa quindi mantenere una visione di lungo periodo e verificare periodicamente, anche attraverso strumenti come il Questionario di autovalutazione, che il comparto scelto continui a essere coerente con le proprie esigenze e con il tempo che manca al pensionamento.

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