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TFR e Fondo di Tesoreria INPS: le novità per chi sceglie la previdenza complementare

Coppia inserisce una moneta in un salvadanaio mentre consulta il computer, immagine sul TFR e sulla previdenza complementare

Come lavoratore dipendente, sicuramente sai che il TFR è quella somma che ti spetta alla fine del rapporto di lavoro e che l’azienda accantona mensilmente, anno dopo anno, mettendo da parte una quota della tua retribuzione.

Forse però non sai che puoi scegliere “cosa fare” del tuo TFR: in particolare, puoi decidere di destinarlo a Fopen oppure di lasciarlo in azienda (o, a seconda del numero di lavoratori occupati, al Fondo di Tesoreria INPS).

Questa decisione è oggi ancora più attuale: la Legge di Bilancio 2026 ha infatti allargato la platea delle imprese tenute a versare all’INPS il TFR non destinato alla previdenza complementare.

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio la situazione e vedremo:

  • come funziona il percorso del TFR: le opzioni a tua disposizione e cosa comporta davvero la scelta della previdenza complementare;
  • cosa cambia con la riforma 2026: le nuove soglie dimensionali per le aziende e i risvolti pratici per i lavoratori;
  • confronto a colpo d’occhio: una comparazione tra le strade principali che può prendere il tuo TFR.

Indice Contenuti

Come funziona oggi il percorso del tuo TFR

Se non destini il TFR alla previdenza complementare, è la legge a stabilire dove viene accantonato quel denaro. Si aprono quindi due strade alternative:

  • Nelle aziende più piccole: se l’impresa non supera determinati limiti di dipendenti, il TFR resta in azienda. È il datore di lavoro ad accantonarlo e a rivalutarlo ogni anno secondo il coefficiente fisso previsto dalla normativa (pari all’1,5% + il 75% dell’inflazione).
  • Nelle aziende più grandi: se l’impresa supera una specifica soglia dimensionale, le quote di TFR non restano nelle casse aziendali ma vengono versate mensilmente nel Fondo di Tesoreria INPS. Come vedremo, è proprio questa soglia a essere stata modificata dalla Legge di Bilancio 2026.

Istituito nel 2007, il Fondo di Tesoreria INPS funziona come un grande “salvadanaio pubblico”: raccoglie il TFR dei dipendenti delle aziende medio-grandi che non hanno scelto la previdenza complementare e garantisce che tali somme vengano erogate alla fine del rapporto di lavoro, mantenendo le stesse identiche regole di rivalutazione del TFR rimasto in azienda.

Per te, in sostanza, cambia solo il soggetto che custodisce le somme: il valore maturato e le modalità di calcolo rimangono identici.

L’alternativa: la scelta della previdenza complementare

L’alternativa a queste due strade è destinare il TFR al Fondo Fopen. Così facendo, invece di lasciare che si rivaluti secondo i parametri fissi previsti dalla legge, lo affidi a gestori professionali che lo investono sui mercati finanziari con l’obiettivo di generare un rendimento nel lungo periodo – variabile a seconda del comparto di investimento scelto – al fine di creare una pensione integrativa rispetto a quella pubblica.

Se hai iniziato a lavorare entro il 30 giugno 2026 in un’azienda che applica il CCNL del settore elettrico, hai sei mesi di tempo dall’assunzione per scegliere se lasciare il TFR in azienda (o nel Fondo di Tesoreria INPS) o destinarlo a Fopen; in caso di mancata scelta entro questo periodo, scatta il meccanismo del “silenzio-assenso” (o adesione tacita), con il versamento del TFR al Fondo.

Se invece hai iniziato a lavorare nel settore per la prima volta dal 1° luglio 2026, o hai cambiato lavoro dopo questa data e versavi già il TFR alla previdenza complementare, per te scatta l’adesione automatica: se non fai una scelta diversa entro 60 giorni dall’assunzione, vieni iscritto a Fopen con TFR, contributo minimo a tuo carico e contributo datoriale.

È importante sottolineare che l’adesione a Fopen è sempre possibile su base volontaria, a prescindere dalla data di assunzione o dai meccanismi automatici. Se lavori nel settore da molti anni e avevi inizialmente scelto di lasciare il TFR in azienda, o se non rientri nelle categorie per cui scatta l’adesione automatica, puoi decidere di iscriverti al Fondo in qualunque momento.

Aderendo al Fondo Fopen ottieni tanti benefici, a partire dal contributo aggiuntivo del datore di lavoro (a fronte dell’attivazione della tua quota minima), dalla deducibilità dei contributi versati e dalla tassazione agevolata rispetto al trattamento fiscale riservato al TFR lasciato in azienda o all’INPS. Per maggiori dettagli, invitiamo a leggere l’approfondimento Fondo Fopen: guida rapida a contribuzione e deduzioni.

Cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026

Come anticipato, la Legge di Bilancio 2026 ha modificato le regole di versamento del TFR non destinato alla previdenza complementare al Fondo di Tesoreria INPS.

Fino al 31 dicembre 2025, un’azienda doveva versare il TFR all’INPS solo se aveva superato la soglia dei 50 dipendenti nell’anno 2006 (o nel primo anno di attività, per le imprese nate successivamente). Una volta verificata questa condizione, la qualifica restava immutata per sempre, a prescindere dalle variazioni dell’organico negli anni seguenti.

Dal 1° gennaio 2026 questo impianto cambia in modo dinamico: la soglia dimensionale viene verificata ogni anno, prendendo come riferimento la media dei lavoratori impiegati nell’anno solare precedente. Se l’azienda supera il limite, l’obbligo di versamento all’INPS scatta dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Per accompagnare le imprese in modo graduale, la soglia dimensionale si abbasserà progressivamente:

  • biennio 2026-2027: l’obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria INPS scatta per le aziende con una media di almeno 60 dipendenti;
  • quadriennio 2028-2031: la soglia scende alle aziende con almeno 50 dipendenti;
  • dal 2032 in poi: il limite si abbassa definitivamente alle aziende con almeno 40 dipendenti.

Nei prossimi anni, quindi, un numero sempre maggiore di aziende sarà tenuto a versare al Fondo di Tesoreria INPS il TFR non destinato alla previdenza integrativa.

Cosa significa tutto questo per te, in concreto?

Se lavori in un’azienda che rientra o rientrerà nelle nuove soglie, il TFR non destinato alla previdenza complementare non rimarrà nelle disponibilità del tuo datore di lavoro, ma verrà trasferito mensilmente all’INPS.

Nella tua busta paga non noterai alcuna variazione, trattandosi sempre di una quota accantonata per il futuro. Tuttavia, cambia il soggetto custode e aumenta la tua tutela: l’INPS garantisce direttamente il pagamento del TFR anche in caso di difficoltà finanziarie o fallimento dell’azienda.

C’è però un aspetto importante da tenere presente: come chiarito dall’INPS nel messaggio n. 413 del febbraio 2020, le quote di TFR già versate al Fondo di Tesoreria ti saranno erogate al termine del rapporto di lavoro, ma non potranno più essere destinate alla previdenza complementare.

Proprio per questo motivo, l’adesione a Fopen rappresenta una scelta strategica per chiunque: sia per i nuovi assunti, sia per chi non è ancora iscritto. Farlo vuol dire valorizzare il TFR anziché lasciarlo in azienda o presso il Fondo di Tesoreria INPS, dove rimarrebbe vincolato fino alla pensione.

Dove conviene mettere il TFR? Un rapido confronto

Messe da parte le regole tecniche, la domanda fondamentale è del tutto pratica: conviene lasciare il TFR in azienda (o all’INPS) oppure destinarlo al Fondo Fopen?

Per rispondere, è utile mettere a confronto le due opzioni sui tre aspetti che incidono direttamente sulla scelta.

  1. Il rendimento nel tempo:
    • In azienda / INPS: il TFR si rivaluta ogni anno con una formula fissa (1,5% + 75% dell’inflazione).
    • In Fopen: le somme vengono investite sui mercati finanziari e maturano rendimenti in base al comparto scelto.
  2. La tassazione al momento della liquidazione:
    • In azienda / INPS: il TFR sconta la tassazione separata basata sull’aliquota media IRPEF degli ultimi anni di lavoro (con un prelievo minimo del 23% che può arrivare al 43%).
    • In Fopen: il capitale accumulato beneficia di un regime fiscale agevolato, con un’aliquota sostitutiva che parte dal 15% e si può ridurre fino al 9% in base agli anni di iscrizione alla previdenza complementare.
  3. Il contributo del datore di lavoro:
    • In azienda / INPS: accumuli unicamente la quota di TFR di tua spettanza.
    • In Fopen: se decidi di versare la quota minima a tuo carico prevista dal contratto collettivo, maturi il diritto a ricevere il contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro. È una “somma extra” che si aggiunge al tuo TFR e ai tuoi versamenti, accelerando la crescita del montante nel tempo.

Di seguito una tabella che sintetizza le caratteristiche delle due opzioni:

Caratteristica TFR in azienda / Fondo Tesoreria INPS Fondo Fopen
Rendimento Definito per legge e legato all’inflazione Variabile in base al comparto di investimento scelto
Tassazione finale Aliquota media IRPEF degli ultimi anni (minimo 23%) Dal 15% al 9%, in base agli anni di iscrizione alla previdenza complementare
Contributo del datore di lavoro Non previsto Previsto se versi la quota (anche minima) a tuo carico

Conclusioni

Il percorso del TFR, all’apparenza un semplice dettaglio della busta paga, è in realtà una delle decisioni finanziarie più importanti della tua vita lavorativa.

Se non sei ancora iscritto a Fopen, informati e valuta come trasformare il TFR in un investimento per il tuo futuro: la libertà di aderire è la risorsa più preziosa per costruire una pensione integrativa efficiente. Non è una decisione da prendere di fretta, ma nemmeno da rinviare all’infinito: prima inizi, più tempo darai ai tuoi risparmi per crescere.

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